Installazione permanente su facciata

Muri
Vivi

Riqualificazione cromatica, in un dialogo tra pittura e scultura.

Salò, lago di Garda

Quattro teste di cane in ceramica allineate davanti alla facciata gialla a strisce
I quattro cani e il muro che li tiene.

Il progetto

Un muro che guarda chi passa

Sui portali dei palazzi del Seicento c’erano i mascheroni: volti di pietra che sorvegliavano l’ingresso.

Muri Vivi prende quella funzione antica e le cambia il volto. Al posto dei mascheroni ci sono ritratti di cani modellati in creta, fissati sull’intonaco. Guardano, proteggono, comunicano con chi si ferma a osservarli.

Il muro smette di essere un limite visivo e diventa una superficie che risponde. È questo il punto del progetto: rompere la bidimensionalità del cemento, e farlo in un’area che ne aveva bisogno.

Due teste di cane sporgono dalla facciata gialla contro il cielo, nel vicolo stretto
Dalla strada stretta si vedono di sotto in su: è il punto di vista di chi passa.

Il colore

Colori che accompagnano, non che gridano

Un colore solo, monocromatico, e dentro quel colore le gradazioni: scelte una per una fra quelle già presenti sulla facciata e stese in forme in movimento, in modo da evidenziare le sculture senza mai prendere il sopravvento.

Campioni indicativi: da sostituire con i codici reali usati in cantiere.

Le linee

Cominciano su un lato della casa e finiscono sull’altro

Movimenti ondulati, concentrici, tondi. Le linee non decorano la parete: la attraversano, girano l’angolo e proseguono sulla facciata successiva, tenendo insieme l’edificio come un unico disegno.

I cani seguono quell’andamento. Sono disposti lungo le curve e si guardano tra loro: da qui nasce il gioco di sguardi che tiene in vita il muro anche quando non c’è nessuno a guardarlo.

Due mani tendono un filo sulla facciata per tracciare l'arco di una spirale
Il filo teso segna l'arco sull'intonaco, con l'ombra della mano sul muro

Le spirali non si disegnano a mano libera: si tracciano tendendo un filo, un compasso grande quanto la casa.

Il selciato

Il disegno scende anche per terra

Il progetto non si ferma al muro. Il vicolo è stretto — non c’è la distanza per guardare una facciata intera — e allora la geometria continua sotto i piedi, a spine bianche e verdi.

Il vicolo visto dall'alto, con il selciato dipinto a spine bianche e verdi
Le spineIl verde è quello delle persiane.
Il cortile con cerchi verdi dipinti sul pavimento e il muro chiaro
Il cortileDietro, sul pavimento, i cerchi: gli stessi tondi che sul muro sono spirali.
Il terrazzo con onde verdi dipinte sul pavimento, fra gli ulivi
Le ondeSul terrazzo il disegno si allunga: le stesse curve del muro, distese per terra.
La via stretta di Campoverde con le case gialle e le persiane verdi
Campoverde di Salò, via Pontevecchio: la via è stretta, non c’è distanza per guardare.
Il lampione in ferro battuto davanti alla facciata gialla
Di notte è il lampione a disegnare le ombre sul muro.

Le sculture

Dài la parola a uno di loro

Sui portali del Seicento i mascheroni guardavano e basta. Questi rispondono: scegline uno e chiedigli cosa vede da lassù.

In studio

Come nasce un cane

Prima del muro ci sono un tavolo, un panetto di creta e un cane vero da guardare.

Un Jack Russell bianco e marrone tiene in bocca un gioco di gomma
Il modelloSi parte da un cane che esiste davvero: la piega delle orecchie, la distanza fra gli occhi, il modo in cui tiene la testa.
Testa di cane in creta cruda in lavorazione, ancora grigia
La cretaLa testa cresce a mano sul piano di lavoro. A questo stadio è grigia e non somiglia ancora a nessuno.
Testa di cane in creta con un collare di foglie modellate tutto intorno
Il collareLe foglie attorno al muso sono la citazione esplicita: sui portali del Seicento i mascheroni le portavano tutti.
La stessa scultura dopo la smaltatura, fotografata dall'alto fra i barattoli di colore
Lo smaltoIl colore arriva per ultimo, ed è il momento in cui la creta smette di sembrare terra.

Le teste

Due vite per la stessa scultura

Una testa può salire su una facciata, come parte di un progetto che riguarda tutto l’edificio. Oppure può restare una cosa sola, appesa alla parete di casa: stessa creta, stesso lavoro, misura diversa.

Si commissionano anche a ritratto, partendo dal proprio cane. È il motivo per cui la prima cosa che serve è sempre una fotografia — esattamente come per una facciata.

Placca circolare in creta cruda con al centro una testa di cane in rilievo
La placca appena modellata…
La stessa placca finita, smaltata in azzurro e bianco con il bordo in terracotta
…e a smalto asciutto.

Non c’è ancora un negozio online: per ora le richieste passano da una mail.

Prima e dopo

Com’era, com’è

È il confronto che convince più di qualsiasi testo. Se esiste anche una sola foto della facciata prima dell’intervento, va messa qui.

La facciata prima dell'intervento: intonaco grigio e scrostato con persiane verdi
Prima.
La stessa facciata oggi: giallo tenue con spirali concentriche tono su tono
Dopo. Stesso cancello, stessa cassetta della posta.
Paola Rovetta stende il colore sulla facciata, accanto a una persiana verde
Sul ponteggio, a mano.

L’autrice

Paola Rovetta

Color designer, scultrice e pittrice. Progetta il colore di edifici in disarmonia con l’ambiente e li reintegra nel paesaggio usando solo colore e forme geometriche. Da sempre legata ai cani e ai cavalli da corsa, ne ritrae l’espressività su tela, legno, porcellana, acciaio e ceramica.

Formazione, mostre e collaborazioni →

Contatti

C’è una facciata da far rinascere?

Muri Vivi è nato su una casa privata, ma il metodo vale per qualunque superficie in cerca di un’identità — ed è lo stesso portato nei cantieri di restauro su palazzi ad Ancona, Milano e Cremona.